Il Papa Nero della Puglia: Don Ciro Annicchiarico
Immaginate la Puglia dell'inizio dell'Ottocento. Una terra coccolata dagli ulivi secolari, protetta dalle torri e dalle masserie fortificate e incorniciata dai muretti a secco, ma anche un territorio dimenticato da Dio, stretto nella morsa della miseria e del sangue. È in questo scenario che prende vita una delle storie più oscure e dimenticate d’Italia: la parabola di Don Ciro Annicchiarico, il prete che abbandonò l'altare per fondare una setta di spietati assassini.
Per le cronache dell'epoca era un mostro; per la gente comune, un fantasma imprendibile noto come "Papa Ciro".
Il prete col pugnale: la genesi del mostro
La storia comincia a Grottaglie nel 1803. Ciro Annicchiarico è un giovane sacerdote, colto, carismatico e maestro di canto gregoriano. Sotto l'abito talare, però, batte un cuore violento. Accecato dalla gelosia per una donna, Don Ciro uccide un intero nucleo familiare imparentato con un giovane rivale in amore.
Invece di pentirsi, il prete assassino sveste la tonaca, imbraccia il fucile e si rifugia nelle macchie impenetrabili delle Murge. Non è più un uomo di chiesa: è un latitante. Ma Don Ciro non vuole essere un semplice brigante che ruba per sopravvivere. Lui punta molto più in alto: al comando, al potere che distrugge ogni virtù.
La Setta dei Decisi: il patto di sangue
Sfruttando il caos politico dei moti carbonari contro il Regno delle Due Sicilie, Don Ciro fonda o assume il controllo di una societa segreta spietata: I Decisi.
Non si tratta di una semplice banda di criminali, ma di una vera e propria setta iniziatica con rituali macabri. Le cellule dell'organizzazione si chiamano "Decisioni". I membri giurano fedeltà assoluta su teschi e pugnali. Il loro simbolo è terrificante nella sua semplicità: due fulmini che colpiscono una corona e una tiara papale, sormontati da un teschio e due tibie incrociate.
Il loro obiettivo formale? Creare una "Repubblica Salentina".
Il loro metodo reale? Il terrore puro.
Chiunque si rifiutasse di finanziare la setta o osasse parlare riceveva una lettera sigillata con la ceralacca nera dei Decisi. Era una condanna a morte immediata. I membri della setta agivano come sicari nell'ombra: l'esecuzione avveniva spesso in pubblico, per dare l'esempio, lasciando le vittime in un lago di sangue con il marchio della setta impresso sul corpo.
Per oltre dieci anni, Papa Ciro diventa una macabra leggenda. Gira la voce che sia protetto dal diavolo in persona. Si dice che sia dotato del dono dell'ubiquità: la polizia lo cerca in un villaggio e lui, nello stesso momento, sta svaligiando una masseria a chilometri di distanza. Cavalca un destriero nero, indossa ancora il collare ecclesiastico e benedice ironicamente le sue vittime prima di premere il grilletto.
Si calcola che, direttamente o come mandante, Don Ciro abbia spento la vita di oltre 70 persone, 70 omicidi dettati dalla pura follia criminale di un ex uomo di Chiesa.. Intere province pugliesi tremano al solo sentire il suo nome.
La fine del Papa Nero
Alla fine la situazione diventò così insostenibile che il Re Ferdinando I invia in Puglia il suo uomo migliore: il generale Richard Church, un militare irlandese spietato e metodico, famoso per non mollare mai la preda. Church scatena una vera e propria caccia all'uomo, bruciando i nascondigli e arrestando i complici del prete.
L'atto finale si consuma nel febbraio del 1818. Braccato e rimasto con pochissimi fedeli, Papa Ciro si barrica all'interno della Masseria Scassèvera. Dopo un assedio d'altri tempi, rimasto senza munizioni e senza acqua, il prete-assassino capitola.
L'8 febbraio 1818, nella piazza di Francavilla Fontana, Don Ciro Annicchiarico viene fucilato. Prima di morire, si rifiuta di confessarsi dicendo: "Il vero confessore sono io, che ho confessato gli altri a colpi di fucile". La sua testa mozzata viene rinchiusa in una gabbia di ferro e appesa alle porte di Grottaglie, come macabro avvertimento.
Oggi, tra le vecchie masserie abbandonate e i boschi della Puglia, c'è chi giura che nelle notti di tempesta si possa ancora sentire il galoppo di un cavallo e un canto gregoriano sussurrato nel vento. È il fantasma di Papa Ciro, il prete che scambiò l'altare con l'inferno.


