Tra i nomi che popolano la storia del paranormale, quello di Eusapia Palladino (1854–1918) spicca come una leggenda sospesa tra mito popolare e indagine scientifica. Nata a Minervino Murge, trascorse gran parte della sua vita a Napoli, città che finì per adottarla come una delle sue figure più misteriose. Non è un caso: Napoli, con la sua stratificazione di culti, superstizioni, santi, anime pezzentelle e apparizioni, era il palcoscenico ideale per una donna che sosteneva di poter aprire un varco tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Eusapia fu una delle medium più celebri del suo tempo. Le sue sedute spiritiche — spesso tenute proprio a Napoli, in salotti borghesi o in case private illuminate da candele tremolanti — attiravano scienziati, filosofi, giornalisti e curiosi da tutta Europa.
Si racconta che fosse capace di far levitare tavoli, muovere oggetti senza toccarli, produrre colpi misteriosi, materializzare mani ectoplasmatiche e persino evocare presenze che dialogavano con i presenti.
Questi fenomeni non passarono inosservati. Cesare Lombroso, padre dell’antropologia criminale, dopo aver assistito a una seduta nel 1891, dichiarò che “qualcosa di reale” doveva pur esserci. Anche Camille Flammarion, celebre astronomo francese, la studiò con interesse, sostenendo che alcuni fenomeni non potevano essere spiegati con i trucchi dell’epoca.
La Society for Psychical Research di Londra — la stessa che indagò sulle apparizioni di Borley Rectory — inviò più volte i suoi membri a esaminarla. Alcuni, come Richard Hodgson, la considerarono abile nell’ingannare (pur non spiegando i presunti meccanismi alla base degli inganni); altri, come Oliver Lodge, rimasero colpiti da eventi che ritenevano difficili da attribuire a frodi.
La stampa europea seguiva ogni sua tournée con attenzione. Il New York Times, nel 1909, la definì “la medium più discussa del mondo”, mentre riviste scientifiche come Proceedings of the SPR pubblicavano resoconti dettagliati delle sue sedute, spesso oscillando tra scetticismo e stupore.
Napoli accolse Eusapia come una figlia del proprio immaginario.
La città, da secoli abituata a convivere con il soprannaturale — dalle anime del Purgatorio custodite nei sotterranei del cimitero delle Fontanelle, alle apparizioni mariane, ai miracoli popolari — vide in lei la continuazione moderna di una tradizione antichissima.
Il filosofo Benedetto Croce, parlando della cultura napoletana, scrisse che “il soprannaturale non è eccezione, ma quotidianità”. In questo contesto, Eusapia non venne percepita come un’anomalia ma come la conferma vivente di un mondo in cui il confine tra visibile e invisibile è sempre stato permeabile.
Le cronache dell’epoca la descrivono come una donna magnetica, capace di dominare la scena con uno sguardo.
Come già accennato molti studiosi la accusarono di frode. Alcuni esperimenti condotti in condizioni di controllo rivelarono trucchi manuali, movimenti rapidi, manipolazioni di oggetti. Ma altri test, condotti con Eusapia immobilizzata o legata, produssero fenomeni che gli osservatori non riuscirono a spiegare.
Il filosofo William James, fondatore della psicologia moderna, sosteneva che “un solo fatto inspiegabile basta a mettere in crisi un intero sistema di certezze”. Eusapia, con la sua ambiguità, incarnava perfettamente questa idea: era al tempo stesso prova e confutazione, mistero e trucco, verità e illusione.
La fisica dell’epoca non poteva spiegare fenomeni come la levitazione o la materializzazione, ma neppure poteva escludere che la mente umana fosse capace di produrre effetti ancora sconosciuti. Alcuni studiosi ipotizzarono forme di “forza psichica”, anticipando concetti che oggi, in neuroscienze, vengono discussi sotto il nome di psicocinesi, percezione extrasensoriale o campi informativi.
Eusapia Palladino viaggiò in tutta Europa: Parigi, Londra, Varsavia, Vienna. Persino Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes e fervente spiritualista, la citò nei suoi scritti come esempio di medium dotata di “poteri genuini”. Ovunque andasse, lasciava dietro di sé un misto di stupore, polemiche e interrogativi.
Ma fu a Napoli che il suo mito mise radicprofonde. Qui visse, qui morì, e qui la sua memoria si intrecciò con quella di una città che da sempre accoglie il mistero come parte integrante della propria identità.


