Una fortezza misteriosa nel cuore di Lecce

Il Castello Carlo V di Lecce, edificato nel XVI secolo su impulso dell’imperatore asburgico, è una delle strutture militari più imponenti e storicamente rilevanti della Puglia. Situato nel cuore del centro storico, custodisce una lunga serie di testimonianze architettoniche e militari. Oltre la storia ufficiale, il maniero conserva un fitto intreccio di leggende su presunti fenomeni inspiegabili che da anni attirano l’attenzione di appassionati e studiosi del paranormale.

Nel 2014, in qualità di fondatore dell’Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (AIRM), ho condotto un’indagine ufficiale all’interno del castello. Con l’ausilio di strumenti per il rilevamento di parametri biofisici ambientali ed eventuali anomalie acustiche e/o video-fotografiche, furono registrati dati interessanti: segnali anomali, suoni inspiegabili captati in aree isolate, e variazioni ambientali non riconducibili a cause note. L’indagine, documentata anche da testate giornalistiche locali, non produsse prove definitive, ma confermò l’atmosfera suggestiva e la possibilità di ulteriori approfondimenti.

Il castello, infatti, è legato a tre figure leggendarie, le cui storie si tramandano da generazioni.

Il fantasma di Giangiacomo dell’Acaya

Secondo la leggenda, lo spettro dell’architetto Giangiacomo dell’Acaya, progettista del castello, si aggirerebbe ancora tra le sue mura. Figura storica di grande rilievo, nel 1501 fu coinvolto in una vicenda finanziaria: garantì personalmente un prestito per un amico che si rivelò insolvente. Questo lo condusse alla reclusione nelle stesse celle che aveva contribuito a progettare. Rischiò la pena di morte, evitata grazie all’intervento del Sovrano, ma morì l’anno successivo, forse logorato dal disonore. La leggenda narra che il suo spirito non abbia mai lasciato la fortezza, legato al luogo che contribuì a edificare.

Il pianto del bambino scomparso

Un’altra leggenda, tra le più note, riguarda un bambino, figlio di un soldato in servizio presso il castello. Secondo il racconto popolare, il piccolo cadde in un pozzo durante un gioco nel cortile interno. I soccorsi si rivelarono vani e il suo corpo non fu mai recuperato: si ipotizza che sia stato trascinato via dalla corrente sotterranea del fiume Idume, che ancora oggi scorre sotto Lecce. Si dice che alla mezzanotte, dalle profondità del maniero, si possano udire grida e lamenti, che molti attribuiscono al pianto disperato del bambino perduto.

La presenza di Maria d’Enghien

Infine, vi è la figura storica e leggendaria di Maria d’Enghien, Contessa di Lecce, Principessa di Taranto e Regina di Napoli. Dopo anni di potere e alleanze politiche, trascorse gli ultimi anni della sua vita proprio nel castello, dove visse fino alla morte. Fu sepolta nel vicino convento di Santa Croce. Numerose testimonianze nel corso del tempo hanno fatto riferimento a una presenza femminile avvertita nei corridoi, che molti identificano con l’antica sovrana, legata per sempre al luogo che considerava la sua dimora.

Le leggende riguardanti il Castello Carlo V di Lecce, sono stete da me inserite nel libro Puglia – Misteri e Leggende, pubblicato da Artebaria Edizioni. Il volume, tradotto anche in inglese e francese, nasce con l’obiettivo di divulgare il patrimonio folklorico pugliese nel mondo, offrendo al lettore internazionale un affascinante viaggio tra storia, mistero e tradizione.

Un appello alla serietà nella ricerca

Luoghi come il Castello Carlo V, che uniscono valore storico e tradizione popolare, meritano attenzione e rispetto. Purtroppo, la crescente spettacolarizzazione del paranormale ha portato alla diffusione di approcci amatoriali, spesso finalizzati a ottenere visibilità, piuttosto che a compiere un’autentica indagine. Il folklore non deve essere distorto, né banalizzato: è parte integrante dell’identità culturale del territorio.

Alla luce della mia esperienza diretta e del materiale raccolto, sarei ben lieto di riprendere le indagini in modo metodico e rispettoso, per contribuire a fare chiarezza e, dove possibile, documentare i fenomeni senza forzature né pregiudizi.

MARIO CONTINO