Tra le storie simboliche più diffuse nell’ambiente delle organizzazioni criminali italiane figura la leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Secondo la tradizione popolare, i tre sarebbero stati cavalieri spagnoli appartenenti a una società segreta – identificata con la presunta Garduña di Toledo – che, dopo aver vendicato l’onore della sorella compiendo un omicidio, vennero condannati a quasi trent’anni di carcere sull’isola di Favignana. Durante la lunga detenzione avrebbero elaborato regole di comportamento e un codice d’onore che, una volta liberi, avrebbero portato con sé nelle rispettive terre d’origine:

  • Osso in Sicilia, dove sarebbe nata Cosa Nostra;
  • Mastrosso in Calabria, alla base della ’Ndrangheta;
  • Carcagnosso in Campania, per la Camorra.

Questa narrazione non ha riscontri storici documentati, e la comunità degli studiosi considera la Garduña – così come i tre cavalieri – figure di pura mitologia, create per fornire alle organizzazioni criminali una presunta genealogia antica e nobile. Non vi è alcuna evidenza concreta della loro esistenza reale prima della codificazione di queste storie nella cultura popolare e letteraria moderne.

Il ruolo del mito nell’identità mafiosa

La funzione primaria di un mito come quello di Osso, Mastrosso e Carcagnosso non è documentare eventi storici, ma conferire una matrice simbolica alla criminalità organizzata, creando l’illusione di un’origine eroica e cavalleresca. Attraverso tali racconti, le consorterie mafiose si dotano di un proprio “prestigio arcaico”, che nella narrazione interna serve a rafforzare il senso di appartenenza, la fedeltà al gruppo e la legittimazione di valori come l’onore, la vendetta e l’omertà.

Questa mitologia funziona come un strumento identitario: non solo distingue l’organizzazione dal resto della società, ma plasma anche la visione del mondo dei suoi membri, trasformando norme criminali in presunte norme di comportamento.

I rituali di affiliazione praticati nelle organizzazioni mafiose utilizzano spesso simboli religiosi e gesti rituali. È noto, ad esempio, che in alcune consorterie — in particolare nella ‘ndrangheta — l’ingresso viene sancito con una cerimonia che prevede l’uso di santini di santi, pungiture dell’arto e formule suggestive: il sangue dell’iniziato può cadere su un’immagine sacra che poi viene bruciata, a simboleggiare il vincolo eterno tra il candidato e la comunità d’onore.

Questi riti non hanno alcuna connessione dottrinale con la religione cattolica, servon invece per imprimere una forte carica emotiva, trasformare un atto criminale in un “patto sacro” e rinforzare l’adesione psicologica dell’individuo al gruppo.

Il mito dei Beati Paoli: un’altra leggenda per l'origine della mafia

Un altro racconto leggendario spesso evocato nel folklore mafioso è quello dei Beati Paoli, una setta segreta immaginaria che, secondo la tradizione, operava a Palermo tra Medioevo e primo Rinascimento come giustizieri mascherati che punivano i soprusi dei potenti. La loro presunta esistenza è narrata in fonti tardive e romanzesche, e sebbene non vi siano prove storiche della loro reale attività, la figura dei Beati Paoli è stata talvolta richiamata da alcuni membri delle organizzazioni criminali come mito proto-mafioso, quasi a suggerire una connessione tra giustizia “alternativa” e potere sotterraneo.

Come nel caso di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, anche il mito dei Beati Paoli serve a creare un immaginario suggestivo, capace di trasformare una realtà violenta in una narrazione di resistenza o di “giustizia parallela”. In entrambi i casi, però, si tratta di costrutti culturali che non corrispondono a eventi storici certi, ma che hanno avuto grande fortuna nell’epica popolare e nell’immaginario collettivo.

Comprendere il ruolo di queste leggende è fondamentale per interpretare la storia delle mafie non come una sequenza di eventi figlia del destino o di antiche aristocrazie segrete, ma come il prodotto di condizioni sociali, economiche e politiche specifiche, che hanno permesso a gruppi criminali di radicarsi e prosperare.

MARIO CONTINO