Nel cuore dell'Aragona, ai piedi del Moncayo e non lontano dalla città di Tarazona, esiste un piccolo paese che da secoli porta con sé una fama inquietante. Si chiama Trasmoz e la sua storia è legata a una delle più affascinanti leggende della Spagna. Questa storia sembra uscita da un libro sul folklore internazionale, infati parla di un villaggio maledetto, delle streghe, degli incantesimi e di una scomunica che, secondo la tradizione, non sarebbe mai stata revocata.
Oggi Trasmoz è un piccolo centro abitato circondato dalla natura, ma il suo nome continua a essere associato al mistero e alle leggende.
La leggenda del villaggio di Trasmoz
La fama oscura di Trasmoz affonda le proprie radici nel XIII secolo. Nel 1255, secondo le ricostruzioni storiche, nacque una controversia tra gli abitanti del paese e il vicino Monastero di Veruela, appartenente all'ordine cistercense. Al centro della disputa vi erano soprattutto le risorse necessarie alla vita della comunità, tra cui la legna.
Il monastero esercitava una forte influenza sul territorio e i rapporti con gli abitanti di Trasmoz erano tutt'altro che pacifici. La controversia degenerò fino a provocare una decisione estremamente grave per l'epoca: la scomunica.
È questo il primo elemento che avrebbe contribuito alla successiva fama del paese. Trasmoz viene infatti ricordato come l'unico villaggio spagnolo associato alla tradizione di una scomunica collettiva rimasta nella memoria per secoli. Quasi tre secoli dopo, un nuovo conflitto avrebbe reso ancora più inquetante la reputazione del paesello. Infatti, nel 1511, il contrasto tra Trasmoz e il Monastero di Veruela riguardò l'acqua. Il signore del paese, Pedro Manuel Ximénez de Urrea, entrò in aperto conflitto con i religiosi, accusati di aver modificato il corso delle acque impedendo agli abitanti di Trasmoz di usufruirne regolarmente.
La controversia arrivò persino alle istituzioni del Regno d'Aragona e, secondo le ricostruzioni riportate dalle fonti, le Cortes si espressero a favore del signore di Trasmoz. La questione, tuttavia, non si concluse con la decisione delle autorità.
Secondo la tradizione, l'abate di Veruela decise di ricorrere a un atto di carattere religioso molto più radicale. Durante una cerimonia notturna, avrebbe coperto con un panno nero il crocifisso dell'altare e pronunciato il Salmo 108, tradizionalmente associato a una terribile invocazione contro i nemici. A ogni frase sarebbe stato fatto suonare un rintocco della campana.
Probabilmente l'intenzione del religoso era quella di esorcizzare il maligno, associato ai conflitti, tuttavia da quel momento Trasmoz entrò definitivamente nell'immaginario come paese maledetto. La tradizione colloca proprio nell'aprile del 1511 la proclamazione della maledizione contro il signore di Trasmoz, i suoi discendenti e le sue proprietà. Da quel momento la storia del paese si intrecciò sempre più con racconti di stregoneria e pratiche magiche.
È importante, tuttavia, distinguere la storia documentata dalla tradizione popolare. Non esistono prove che dimostrino l'esistenza di autentici fenomeni soprannaturali a Trasmoz. Le storie sulle streghe appartengono soprattutto alla tradizione folklorica che nel corso dei secoli si è sviluppata attorno al paese. Quindi ho deciso di riportare questa leggenda proprio nella sezione "folklore, misteri e leggende" del mio Blog. Ritengo lecito supporre che le storie di stregoneria legate al castello, sarebbero state alimentate intenzionalmente per tenere lontane le persone da attività clandestine o pericolose che si sarebbero svolte nella fortezza nel corso dei decenni.
Il castello di Trasmoz rappresenta comunque uno degli elementi più suggestivi della vicenda. Costruito nel XII secolo in una posizione strategica, era una fortificazione importante per il controllo del territorio e delle vie di comunicazione tra Navarra, Castiglia e Aragona. Con il passare dei secoli perse la sua funzione originaria e cadde progressivamente in rovina. Proprio quelle rovine, immerse nel paesaggio del Moncayo, divennero lo scenario ideale per la nascita e la conservazione delle leggende.
Ma c'è un personaggio che più di ogni altro contribuì a rendere famosa la storia delle streghe di Trasmoz: Gustavo Adolfo Bécquer.
Lo scrittore spagnolo soggiornò per un periodo nel vicino Monastero di Veruela, dove si ritirò anche per motivi legati alla propria salute. Il paesaggio del Moncayo, le rovine, le tradizioni popolari e le storie che circolavano nella zona esercitarono su di lui un'enorme influenza. Bécquer rimase affascinato dal lato oscuro di Trasmoz e raccolse nelle sue opere racconti e tradizioni del territorio. Nelle sue Cartas desde mi celda raccontò anche la vicenda della cosiddetta Tía Casca, una donna del paese accusata di stregoneria e uccisa dai propri concittadini secondo la tradizione locale.
La figura della Tía Casca è diventata una delle immagini più inquietanti legate a Trasmoz. La tradizione racconta che la donna fosse considerata una strega e che fosse stata gettata in un burrone dai suoi stessi compaesani. Bécquer trasformò questa vicenda in una narrazione avvincente, capace di colpire i propri lettori.
Il confine tra storia e leggenda
Non sappiamo quanto delle storie sulle streghe di Trasmoz corrisponda a pratiche realmente svolte e quanto sia invece il risultato della paura, delle credenze popolari e della successiva elaborazione letteraria. Sappiamo però che nell'Europa medievale e moderna le accuse di stregoneria potevano avere conseguenze drammatiche e che donne considerate guaritrici, erboriste o semplicemente eccentriche potevano diventare facilmente oggetto di sospetti.
Ancora oggi il paese mantiene vivo il suo patrimonio folkloristico attraverso manifestazioni e iniziative dedicate alle streghe, alla magia e alle tradizioni popolari. Quella che un tempo era una reputazione negativa è diventata una risorsa culturale. Il paese che avrebbe dovuto essere ricordato come luogo maledetto è oggi conosciuto proprio grazie alla sua maledizione.
Tra le rovine del castello, le montagne del Moncayo e le antiche storie raccolte da Bécquer, Trasmoz continua così a vivere sospeso tra realtà e immaginazione.
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