Nel vasto e intricato panorama del folklore giapponese, poche figure evocano il fascino sinistro e misterioso della Yama-uba (山姥), conosciuta anche come Yamamba o Yamaoba. Questa creatura appartiene al mondo degli yōkai, spiriti sovrannaturali che popolano leggende e racconti popolari del Giappone. La sua immagine è quella di una vecchia strega di montagna, dai capelli lunghi e bianchi, arruffati e selvaggi, che indossa un kimono lacero e sporco, spesso di colore rosso.
La Yama-uba vive isolata, nascosta in capanne di legno lungo i sentieri più remoti o in oscure grotte tra le montagne innevate. Dietro l’apparenza di un’innocua anziana, si cela una creatura cannibale che, con astuzia e inganno, attira i viandanti per poi divorarli. Si racconta che offra cibo, bevande e un riparo caldo a chi si perde nei boschi, ma quando l’ospite si addormenta, la strega rivela la sua natura mostruosa e lo divora.
Origini della leggenda di Yama-uba
L’archetipo della Yama-uba sembra affondare le radici in antiche consuetudini dei villaggi giapponesi. Durante le epoche di carestia, infatti, quando il cibo scarseggiava, le comunità erano costrette a compiere scelte atroci: sacrificare i più deboli, spesso i neonati o gli anziani, affinché la famiglia potesse sopravvivere. Alcuni figli abbandonavano le proprie madri ormai anziane nei boschi, condannandole a una morte lenta. Da queste storie di dolore e disperazione sarebbero nate le leggende delle anime trasfigurate in Yama-uba, spiriti vendicativi che tornavano dalle montagne per reclamare ciò che era stato loro negato: la vita e la dignità.
Un’altra origine della leggenda racconta di donne accusate ingiustamente di crimini ed esiliate dalla comunità. Relegate in solitudine, divorate dalla fame e dal rancore, queste figure si sarebbero lentamente trasformate in streghe demoniache.
Nonostante la sua immagine terrificante, la Yama-uba non è considerata soltanto una creatura malvagia. In alcune versioni del mito, infatti, appare come una guaritrice ed erborista, padrona dei segreti delle piante di montagna, capace di creare pozioni curative o, al contrario, veleni letali. Inoltre è ricordata come la madre adottiva dell’eroe Kintarō, il “ragazzo d’oro” dalla forza sovrumana, protagonista di molte storie popolari giapponesi. Alcune leggende dicono che lo abbia cresciuto con amore, donandogli poteri straordinari; altre che fosse sua madre naturale, fecondata da un fulmine o da un drago delle montagne.
Trasformazioni e poteri della strega delle montagne giapponesi
La Yama-uba possiede abilità da mutaforma, potendosi trasformare in varie creature, tra cui serpenti o mostri dalla bocca smisurata. Alcune leggende la descrivono addirittura come una futakuchi-onna, una donna con una seconda bocca nascosta dietro la nuca, celata dai lunghi capelli.
Non mancano anche versioni più mitiche, secondo le quali la Yama-uba sarebbe in realtà una divinità primordiale delle montagne, un tempo venerata come Madre della Natura e in seguito trasformata dal folklore in una figura demoniaca, temuta e venerata al tempo stesso.
La sua popolarità è tale da aver ispirato opere artistiche e teatrali. Nel teatro nō esiste un dramma celebre intitolato Yama-uba, la dama delle montagne, in cui la strega viene rappresentata con i suoi aspetti contraddittori: madre, nutrice, ma anche demone assetato di sangue. In alcune fiabe popolari, come quella di Echigo intitolata Il Mandriano e la Yamanba, la sua presenza diventa allegoria del confine sottile tra bene e male, protezione e pericolo.
Come la russa Baba Yaga, la Yama-uba incarna il lato oscuro della natura e il timore ancestrale per le forze selvagge della montagna.


