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L’abbandono degli animali è un atto di crudeltà consapevolmente perpetrato. Un tradimento nei confronti di esseri sensienti e consapevoli, che sanno donare amore incondizionato a prescindere da tutto e tutti. L'abbandono è una violenza che si consuma nel silenzio delle strade italiane, soprattutto quando arriva l’estate e molti decidono che un cane o un gatto sono un ostacolo alle vacanze, un peso da scaricare prima di partire.
Ogni anno, mentre le famiglie preparano le valigie, migliaia di animali vengono lasciati nelle piazzole di sosta, nei campi, nei boschi, davanti ai canili già saturi. Loro non capiscono. Guardano l’auto che si allontana, aspettano che torni. E spesso muoiono nella solitudine. Non c’è niente di “accettabile” in questo. È cattiveria pura, mascherata da normalità.
L’Italia ha un quadro normativo chiaro in merito a questo cancro sociale. L’articolo 727 del Codice Penale punisce l’abbandono con l’arresto fino a un anno o con un’ammenda fino a 10.000 euro. Oltretutto la Legge 189/2004 ha riconosciuto gli animali come esseri senzienti, introducendo il reato di maltrattamento contro gli animali.
Con il Nuovo Codice della Strada le tutele sono state ulteriormente rafforzate:
Se l’abbandono avviene su strada o nelle sue pertinenze, la pena è aumentata di un terzo.
Se l’abbandono è commesso usando un veicolo, scatta la sospensione della patente da sei mesi a un anno.
Se dall’abbandono deriva un incidente che causa morte o lesioni gravi, si applicano le stesse pene previste per l’omicidio stradale o le lesioni personali stradali.
Rimane l’obbligo di fermarsi e prestare soccorso in caso di incidente che coinvolga animali.
Sono norme severe, pensate per colpire chi trasforma le strade italiane in luoghi di sofferenza per i nostri amici pelosi. Ma le leggi, da sole, non bastano. Senza controlli, senza segnalazioni, senza una cultura della responsabilità, restano parole vuote.
Ogni animale abbandonato diventa un potenziale randagio. E il randagismo non è un fenomeno “naturale”: è il risultato diretto dell’irresponsabilità umana.
I randagi vivono tra fame, malattie, avvelenamenti, incidenti. I Comuni devono gestire catture, cure, canili sovraffollati. Le associazioni si spezzano la schiena per salvare ciò che resta. E la società paga il prezzo dell’egoismo di pochi "imbecilli" umani.
Il picco degli abbandoni avviene tra giugno e settembre. È il periodo in cui molti animali vengono trattati come oggetti da buttare prima di partire.
Mentre le famiglie si godono il mare, loro restano:
Sotto il sole, senza acqua.
Sulle statali, dove vengono investiti.
Nei boschi, dove non sopravvivono.
Davanti ai canili, che non hanno più spazio.
È una crudeltà che non appartiene agli animali, ma agli esseri umani. Una società che accetta questo non può definirsi civile.
Le leggi servono, ma non bastano. Serve un cambiamento profondo nella mentalità delle persone:
educazione al rispetto degli animali nelle scuole,
campagne permanenti, non solo estive,
controlli reali e sanzioni applicate,
sostegno ai canili e alle associazioni,
sterilizzazione e microchippatura obbligatorie e verificate,
adozioni consapevoli, non impulsive,
Il randagismo è la conseguenza diretta di responsabilità che molti fingono di non vedere. Da un lato ci sono i privati cittadini che abbandonano animali con una leggerezza che sfiora la crudeltà; dall’altro ci sono istituzioni che troppo spesso si voltano dall’altra parte, rinunciando alla vigilanza del territorio e lasciando intere zone rurali, strade secondarie e periferie prive di controlli. È una complicità silenziosa, fatta di omissioni e indifferenza, che permette al fenomeno di espandersi senza ostacoli. E finché continueremo a ignorarlo, questa violenza resterà parte della nostra quotidianità.
Le telecamere di videosorveglianza potrebbero essere un utilissimo strumento di controllo e deterrenza, ma in Italia vengono utilizzate in modo discontinuo, quasi timido. Altrove, invece, sono uno strumento decisivo:
in Giappone, dove la videosorveglianza è capillare, gli abbandoni sono tracciati e perseguiti con rapidità;
in Cina, diverse città hanno introdotto sistemi di riconoscimento automatico delle targhe per individuare chi abbandona animali nelle zone periferiche, e le pene sono severissime.
Dove la tecnologia viene applicata con continuità, il fenomeno arretra. Dove si preferisce ignorare, il randagismo cresce.
Abbandonare un animale significa condannarlo a morte. Significa generare consapevolmente un problema sociale, tradire un essere vivente che dipende da noi.
Prima di regalare un cane, un gatto o qualsiasi altro animale a un bambino, fermatevi un momento. Un animale non è un giocattolo, non è un passatempo, non è un capriccio da soddisfare. È un essere vivente che dipenderà completamente da voi. Lui ha solo voi. Siete la sua casa, la sua sicurezza, la sua famiglia. Vi guarderà come si guarda il mondo intero, perché per lui siete tutto ciò che esiste.
Prendersi cura di un animale significa assumersi una responsabilità che dura anni. Significa rispettare la sua vita, i suoi bisogni, la sua fragilità. Significa offrirgli amore, protezione e dignità per il breve tempo che la natura gli concede. Se non siete pronti a questo, non regalatelo. Non illudete un bambino e non condannate un animale. Perché un animale non chiede molto: chiede solo di essere amato. E questo, almeno, dovremmo essere in grado di garantirglielo.
Ogni cane che resta a guardare l’auto che si allontana, ogni gatto lasciato in una scatola sotto il sole, è un fallimento umano.
E finché non lo capiremo, continueremo a perdere pezzi della nostra civiltà.