La Triste Storia di Teke-Teke, Yūrei del Giappone

Ci sono notti in Giappone in cui il silenzio sembra carico di qualcosa di invisibile. È in quei momenti che alcuni giurano di sentire un suono inquietante, quasi impercettibile all'inizio: teke-teke, teke-teke. Un rumore stridente e ritmico, simile a qualcosa che raschia contro il suolo. Si avvicina sempre di più, emergendo dal buio come un'eco spettrale. Quel suono non è altro che l'annuncio di una presenza inquietante: Teke-Teke, uno Yūrei, il fantasma di una ragazza vittima di crudeltà, spezzata dalla morte e destinata a vagare in cerca di vendetta.

Un tempo, Teke-Teke non era altro che una normale studentessa. Il suo vero nome è perduto nelle pieghe del tempo, come se la sua esistenza fosse stata cancellata dal mondo dei vivi. Era una ragazza timida, silenziosa, invisibile agli occhi di chi non aveva cattive intenzioni. Ma non a quelli dei suoi compagni di scuola.

Ogni giorno, la ragazza era il bersaglio di scherzi crudeli, umiliazioni e insulti. Ridevano di lei senza pietà, trasformando i corridoi scolastici in un luogo di tormento. Tuttavia, lei non si ribellava mai. Non alzava la voce, né cercava di difendersi. Abbassava semplicemente lo sguardo, come se portasse addosso il peso di un mondo che non aveva mai voluto.

Era un pomeriggio d'autunno, uno di quelli in cui il cielo si tinge di rosso e il vento trasporta un freddo preludio d'inverno. La ragazza attendeva il treno alla stazione, seduta sul bordo del marciapiede, persa nei suoi pensieri, nelle sue paure, nelle sue speranze. Non si accorse del gruppo di compagni che si avvicinavano, sussurrando tra loro e ridendo come tanti pagliacci in cerca di un momento di falsa gloria.

Quella volta avevano deciso di prendersi gioco di lei in modo ancora più crudele. Uno di loro afferrò una grossa cicala, con il suo canto frenetico e fastidioso, e gliela gettò dietro la maglietta, all'interno del cappuccio. La ragazza, colta di sorpresa, urlò e cominciò a dimenarsi per liberarsi dall'insetto. Ma nell'agitazione, i suoi piedi scivolarono sul bordo della banchina.

In quel preciso istante, un treno stava sopraggiungendo. Non ci fu il tempo di fermarlo. La ragazza cadde sui binari e venne travolta. Quando il treno passò, il suo corpo era stato spezzato in due. La stazione, prima piena delle risate dei suoi compagni, fu avvolta da un silenzio surreale, poi da urla di terrore e da pianti.

Il Ritorno di Teke-Teke - Lo spirito vendicativo

Da quella tragica notte, il fantasma della ragazza iniziò ad apparire nella stazione e non solo in quella che fu lo scenario macabro della sua morte, ma in varie stazioni giapponesi. I primi a vederla furono i lavoratori della stazione, che giuravano di aver intravisto la metà superiore di un corpo strisciare tra i corridoi bui. Si trascinava con le mani e i gomiti, producendo quel suono sinistro: teke-teke, teke-teke.

La leggenda narra che l'anima della ragazza, consumata dalla rabbia e dal dolore, non abbia mai lasciato questo mondo. Ora vaga senza pace, cercando disperatamente la parte inferiore del suo corpo. Chiunque incontri sul suo cammino è destinato a una fine orribile. Teke-Teke non parla. Non avvisa. Ti insegue nel buio, più veloce di quanto tu possa correre, e quando ti raggiunge, ti taglia in due con una falce o con i suoi artigli affilati, ricreando la sua stessa tragica morte.

La Variante di Kashima Reiko

In alcune versioni della leggenda, Teke-Teke è legata alla figura di Kashima Reiko, un altro spirito inquieto del folklore giapponese. Kashima, come Teke-Teke, fu vittima di una morte violenta, anche lei tagliata in due da un treno. Ma Kashima non si aggira per le stazioni. Lei preferisce i bagni pubblici. Lì, nel silenzio claustrofobico delle pareti, appare chiedendo una cosa sola: "Sai dove sono le mie gambe?"

Rispondere male significa condannarsi a morte. Si narra che l'unico modo per salvarsi sia dirle che le sue gambe sono sulla Meishin Expressway, oppure pronunciare una frase misteriosa: "kamen shinin ma", che significa "demone della morte mascherata".  Ma chi oserebbe restare calmo davanti a uno spirito così spietato?

Teke-Teke è il riflesso delle paure umane, delle colpe che non riusciamo a dimenticare, delle ferite che non riusciamo a guarire. È un monito contro la crudeltà, un modo per ricordare che ogni azione ha delle conseguenze... A volte crudeli e inevitabili.

MARIO CONTINO