Mario Contino Lo Scrittore Del Mistero

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Giardini pensili e terrazze verdi: restituiamo il verde al territorio

Serve più verde nelle nostre città infernali

Le nostre città stanno diventando sempre più impermeabili, cementificate e prive di spazi verdi. Il suolo viene consumato, gli alberi trovano sempre meno spazio e le superfici artificiali contribuiscono ad aumentare le temperature durante i mesi più caldi.

Eppure esiste una possibilità spesso trascurata: restituire il verde anche là dove non è più possibile recuperare terreno, portandolo sui tetti, sulle terrazze e sulle pareti degli edifici.

I giardini pensili e le terrazze verdi non dovrebbero essere considerati soltanto elementi estetici o soluzioni riservate a edifici di particolare pregio. Potrebbero diventare una componente importante della progettazione urbana del futuro, ed io spero anche obbligatoria per legge.

Serve una legge per rendere il verde parte dei nuovi progetti edilizi

Sarebbe auspicabile l'introduzione di una normativa nazionale che preveda, per le nuove costruzioni e per determinati interventi di ristrutturazione, l'obbligo di valutare e, quando tecnicamente possibile, realizzare soluzioni di verde pensile, terrazze verdi, coperture vegetali e pareti verdi.

Non si tratta di trasformare ogni edificio in un giardino, né di imporre soluzioni impossibili dal punto di vista strutturale. Al contrario, una normativa seria dovrebbe prevedere criteri tecnici, verifiche statiche, sistemi di drenaggio, impermeabilizzazione, scelta delle specie vegetali e adeguata manutenzione.

L'obiettivo dovrebbe essere semplice: quando costruiamo nuovo territorio urbano, dobbiamo restituire almeno una parte del verde che abbiamo sottratto al suolo.

Un tetto può diventare una superficie vegetale. Una terrazza può ospitare piante e piccoli arbusti. Una parete può essere parzialmente ricoperta dalla vegetazione. In questo modo superfici oggi completamente inutilizzate potrebbero contribuire alla qualità ambientale della città.

Il verde pensile può inoltre contribuire a ridurre il surriscaldamento delle superfici, offrire ombreggiamento, trattenere parte dell'acqua piovana e creare piccoli habitat utili alla biodiversità urbana.

E per le abitazioni già esistenti?

Il discorso è naturalmente più complicato.

Molti edifici costruiti decenni fa non sono stati progettati per sostenere il peso di un vero giardino pensile. Non possiamo quindi pretendere di trasformare ogni terrazzo in un'area verde senza prima verificare la capacità strutturale dell'edificio.

Questo, però, non significa rinunciare completamente al verde.

Dove non è possibile realizzare un giardino pensile, possiamo comunque utilizzare poche piante, scelte correttamente e collocate in vasi adeguati, tenendo conto del peso, dell'esposizione, delle dimensioni della terrazza e della sicurezza.

Non servono necessariamente decine di vasi. Anche una piccola presenza vegetale, moltiplicata per migliaia di abitazioni, può contribuire a rendere una città più viva e più verde.

Naturalmente, prima di collocare elementi pesanti su terrazze e balconi è fondamentale verificare le condizioni della struttura e, quando necessario, rivolgersi a un tecnico qualificato.

In entrambi i casi, i Comuni dovrebbero contribuire ad ammortizzare i costi di realizzazione e manutenzione del verde attraverso scontistiche sulla tassa sui rifiuti e altre forme di incentivo, riconoscendo il valore pubblico di queste iniziative.

Perché il verde urbano non deve essere considerato un semplice complemento d’arredo: è un presidio naturale per la salute, il benessere e la qualità della vita delle comunità.

L'edera non è il nostro nemico

C'è poi una pianta che spesso viene guardata con diffidenza: l'edera.

L'edera viene frequentemente considerata una minaccia per gli edifici, ma non dovrebbe essere demonizzata in maniera indiscriminata. Quando cresce su una parete sana e viene gestita correttamente, può diventare un prezioso elemento di verde verticale.

Una parete ricoperta di vegetazione può essere maggiormente protetta dall'irraggiamento solare diretto. L'ombreggiamento prodotto dalle foglie e la presenza della vegetazione possono contribuire a ridurre il surriscaldamento della superficie durante l'estate e a creare un microclima più favorevole.

Questo non significa che l'edera possa essere lasciata crescere senza controllo ovunque. Su edifici degradati, murature già compromesse o strutture con problemi di manutenzione, la vegetazione deve essere valutata con attenzione e gestita in maniera appropriata.

Dobbiamo quindi superare la contrapposizione tra edilizia e natura. Il problema non è avere piante sugli edifici: il problema è progettare senza considerare la vegetazione.

Restituire il verde senza consumare altro suolo

La vera sfida delle nostre città sarà trovare nuovi spazi per la natura senza continuare a consumare territorio.

I tetti e le terrazze rappresentano una delle possibilità più interessanti. Non sostituiscono un bosco, un parco o un'area agricola, ma possono diventare parte di una rete più ampia di infrastrutture verdi urbane.

Possiamo immaginare città nelle quali i nuovi edifici siano progettati fin dall'inizio per integrare alberi, arbusti, piante rampicanti, giardini pensili e sistemi per la raccolta dell'acqua piovana.

Per questo chiediamo che il legislatore inizi a considerare seriamente l'introduzione di norme che favoriscano, e in determinati casi rendano obbligatoria, l'integrazione del verde nei nuovi progetti edilizi.

Non possiamo riportare indietro il tempo e restituire immediatamente tutto il suolo che abbiamo cementificato. Possiamo però scegliere come costruire da oggi in avanti.

Più verde sui tetti. Più verde sulle terrazze. Più verde sulle pareti.


MARIO CONTINO

Giardini pensili e terrazze verdi restituiamo il verde al territorio.  MARIO CONTINO
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